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Recensione: Agamennone – Il re dei re

Recensione: Agamennone – Il re dei re

“Nessun altro portò a Troia tante navi come lui, tanti soldati e carri da guerra. Cento navi piene dei guerrieri più forti, scelti dalle molte città; Agamennone li guidava combattendo avvolto nella siua armatura di bronzo rilucente nel sole.” (Giulio Guidorizzi, Io, Agamennone)

Dal risvolto di copertina: “È famosa nell’immaginario comune la maschera funeraria in oro ritrovata a Micene e identificata come quella di Agamennone, ma cosa si nasconde dietro questo volto? Le origini del personaggio si perdono nel tempo: una stirpe maledetta, quella di Pelope, signore della città di Pisa, figlio di Tantalo e padre di Atreo avuto dalla moglie Ippodamia. Atreo, insieme al fratello Tieste, avrebbe poi ucciso il fratellastro Crisippo, un delitto che gli attirò l’ira paterna e la condanna all’esilio. Così i due fratelli si rifugiarono a Micenee successivamente ne assunsero il governo. Agamennone eredita il regno e la condanna. Eroe dell’Iliade, valoroso combattente del “poema della forma”, come lo definì Simone Weil, infine vincitore della guerra ma destinato a una morte violenta per mano della moglie Clitemnestra, che vendica così la morte della figlia Ifigenia da lui sacrificata per consentire la partenza della flotta greca verso Troia. Una vicenda complessa che, come molta della mitologia greca, è soprattutto lotta contro il destino.

Dall’introduzione di Giulio Guidorizzi: “Agamennone esprime, nei racconti, tutta la forza torva e grandiosa del mondo miceneo, rivelato dalle sue rovine: la porta dei leoni che segna l’ingresso in una cittadella possente, con mura fatte di enormi blocchi di pietra, un nido d’aquila in cui si percepisce il fascino di un’epoca grande e terribile. Il re dei re dipinge la cecità dei grandi: camminano come fossero onnipotenti, eppure dalla grandezza alla rovina il passo è brevissimo. Sembra che il destino di Agamennone, con l’ombra di potere funesto che si allarga sulla sua stirpe, sia quello di rappresentare appunto la grandezza e i limiti del potere, e insieme il ritmo inesorabile del destino che attende di compiersi su tutti, e nel modo più crudele, travolgendo gloria e grandezza.”

Oltre alla narrazione del mito, il volume contiene anche approfondimenti sulla sua fortuna nel corso dei secoli, in tutte le forme artistiche: letteratura (con una ricca antologia di testi classici sul mito), pittura, teatro, cinema. Inoltre vi è una tavola genealogica, e un ricco apparato bibliografico e sitografico. Il volume su Agamennone è curato da Caterina Barone, docente di Storia del teatro antico greco e latino e Drammaturgia antica presso l’Università degli studi di Padova. Qui i suoi ultimi volumi pubblicati.

L’intera collana di trenta volumi è a cura di Giulio Guidorizzi. Guidorizzi è grecista, traduttore, studioso di mitologia classica e antropologia del mondo antico. Ha scritto numerosi libri sulla mitologia. Noi vi consigliamo, per iniziare, il suo bellissimo Il mito greco (in due volumi, usciti nel 2009 e nel 2012). Qui una lista di suoi volumi sul mito greco.

Ascolta la trasmissione Mitologia Express – Gli Atridi: una famiglia rosso sangue
Il mito di Agamennone – Tradimento della fiducia: Agamennone e Ifigenia
Il racconto del mito di Agamennone – La morte del re
Il piano dell’opera “Grandi Miti Greci” e recensioni agli altri volumi.

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Pop economix live show – Quando il teatro spiega in maniera divertente come funziona la finanza

Pop economix live show – Quando il teatro spiega in maniera divertente come funziona la finanza

Andrea Della Neve, una delle tre Muse de LA VOCE DELLE MUSE, sta portando in tournée un divertente, istruttivo e particolare spettacolo: POP ECONOMIX LIVE SHOW: La RSI ha dedicato un servizio allo spettacolo all’interno di Tempi Moderni. Ecco la descrizione: “E’ approdata anche nella Svizzera italiana, grazie ad un adattamento curato dall’attore ticinese Andrea Della Neve, la conferenza-spettacolo, ideata 8 anni fa da alcuni collaboratori dell’Università di Torino (Alberto Pagliarino, Nadia Lambiase e Paolo Piacenza), per chiarire i meccanismi e le conseguenze della crisi finanziaria del 2008. Pop Economix Live Show diverte, intrattiene e soprattutto spiega in maniera semplice ma rigorosa come il fallimento di una banca negli USA, la Lehman Brothers, abbia potuto provocare uno tsunami finanziario internazionale. Lo spettacolo fa anche riflettere il pubblico su questioni economiche  che riguardano tutti.”

QUI POTETE VEDERE IL SERVIZIO DELLA TELEVISIONE SVIZZERO ITALIANA.

Da metà novembre, Andrea  porterà lo spettacolo in alcune scuole superiori, a partire dal Liceo di Locarno. Nuove repliche aperte a tutti a partire dal 2020. Vi terreno informati! Se volete organizzare una replica (in una scuola, in un centro culturale, in un’associazione) scrivete ad Andrea: andrea.dellaneve@popeconomix.org

Cos’è il progetto Pop Economix? La parola ad Andrea: “Si tratta di una narrazione teatrale di impegno civile, parla della crisi economica globale scoppiata nel 2008, delle sue conseguenze e di quanto possiamo fare per promuovere un’economia più etica e sostenibile. Uno spettacolo che gli amici e colleghi di Torino hanno replicato in più di 400 occasioni in Italia.  È frutto di un lungo percorso di ricerca che ha coinvolto economisti, giornalisti e artisti. Mira a informare con obiettività e coinvolgere il pubblico sui temi complessi dell’economia e delle sue implicazioni sulla vita di ciascuno, stimolando a informarsi e assumere un atteggiamento critico e responsabile nei confronti delle diverse opzioni possibili. Lo fa in modo semplice e divertente seppur nel rigore dei contenuti. Da parte mia sono profondamente grato di aver avuto l’occasione di adattarlo per la Svizzera e ora di interpretarlo in questo periodo storico in cui il tema è più attuale che mai.”

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Vivere per lavorare o lavorare per vivere? – Appesi alla luna – lunedì 30 aprile 2018

Vivere per lavorare o lavorare per vivere? – Appesi alla luna – lunedì 30 aprile 2018
Vivere per lavorare o lavorare per vivere? – Appesi alla luna – lunedì 30 aprile 2018

Alla vigilia della Festa del lavoro, nel salotto serale di Rete Uno si parla dei cambiamenti in atto nel contesto professionale e delle loro ricadute sul piano individuale e sociale. Il lavoro, elemento fondamentale della nostra identità, al quale abbiamo delegato il compito di raccontare gran parte di quello che siamo, diventa un elemento critico: carichi di lavoro eccessivo, flessibilizzazione estrema, precarizzazione causano molti problemi di salute.

Andreas Barella presenterà la figura mitologica del primo lavoratore: Eracle (Ercole) l’eroe nazionale greco che ha compiuto le dodici fatiche: che cosa suggerisce alla nostra psiche questo personaggio e il suo modo di confrontarsi con il mondo del lavoro? Altri ospiti: Chiara Landi, sindacalista UNIA, responsabile Gruppo donne dell’USS Ticino e Moesa; Alan Righetti, ricercatore e docente di economia aziendale alla SUPSI e Nicoletta Todesco,psicologa del lavoro, life e business coach. Prima parte della trasmissione. Seconda parte della trasmissione.

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L’archetipo dell’insegnante: Chirone e Circe

L’archetipo dell’insegnante: Chirone e Circe
L’archetipo dell’insegnante: Chirone e Circe

Andreas Barella ha parlato alla Radio Svizzera di Lingua italiana, nella trasmissione Appesi alla Luna, del ruolo mitologico degli insegnanti. Qui trovi la trasmissione. Qua sotto vi mettiamo l’estratto del suo volume “Adolescenza il Giardino Nascosto,” da cui ha tratto spunto per la chiacchierata nel salotto di RETE UNO. Si ringrazia l’editore per il permesso di pubblicare l’estratto.

“Nell’antichità l’educazione dei giovani di famiglia altolocata (ma spesso il mito situa in questa categoria le persone che hanno un valore intrinseco, interiore e psichico, e non solo quelle nate da un alto lignaggio) è affidato a persone di prestigio. Un esempio illustre è l’educazione di Achille. L’eroe della guerra di Troia, abbandonato dalla madre, viene affidato dal padre al centauro Chirone.

Altri personaggi sono altrettanto ricchi, per esempio il ruolo delle sacerdotesse della magia femminile che insegnano i loro segreti alle persone che amano (Medea con Giasone, Arianna con Teseo e soprattutto Circe con Ulisse), oppure i molti insegnamenti divini che gli esseri umani colgono come eccezionali occasioni di crescita.

Il centauro ha la peculiarità di occuparsi a tempo pieno della educazione dei giovani, è la sua attività principale. Per questo motivo Chirone è la prima figura mitologica che vorrei assurgere a simbolo del ruolo di docente all’interno del percorso di crescita degli adolescenti. La figura del centauro ha la ricchezza della ambivalenza di cui abbiamo parlato a lungo nei capitoli precedenti e che contraddistingue il mondo adolescenziale.

Chirone è una figura di natura doppia, a metà strada tra bestia ed essere umano. Il suo corpo è di cavallo, mentre il busto e la testa sono umani. Esso ha un temperamento selvaggio e aggressivo, ma sa dimostrarsi anche benevolo e ospitale. Un po’ come la nostra società dei consumi: sa essere aggressiva, ma sa anche come prendersi cura dei suoi membri. E come l’adolescenza ha questa capacità di essere una cosa e anche il suo esatto contrario. È uno straordinario maestro di caccia (colui che dà la morte) ma anche uno scienziato che conosce a menadito la medicina (colui che dona e mantiene la vita). Si tratta di un essere intermedio tra natura e cultura. È il più saggio e il più sapiente tra tutti i Centauri, ed è immortale. Il suo insegnamento è basato sulla musica, sull’arte della guerra e della caccia, sulla morale e sulla medicina.

Il centauro offre ai giovani a lui affidati ciò che nessun essere umano potrebbe dar loro: trasforma infanzia e adolescenza in un incantesimo silvestre che annulla qualsiasi distanza tra natura e cultura. Non insegna ai suoi allievi le complesse regole della caccia nelle selve, fa di loro, come Achille, dei corridori dei boschi che non si servono di trappole né di armi. Il centauro confonde le categorie e la sua scienza non viene trasmessa attraverso l’insegnamento, egli esercita sui fanciulli a lui affidati un’imposizione dei suoi doni che li trasforma mediante una sorta di modificazione strutturale della loro personalità. La storia del centauro costituisce una versione mitologica dell’iniziazione.

È proprio questo il primo augurio che porgo ai docenti: quello di essere partecipi come il centauro all’insegnamento che donano ai ragazzi. Sono naturalmente cosciente che la vita quotidiana dell’insegnamento è ricca di molti aspetti burocratici e strutturali che hanno la tendenza a soffocare la personalità degli insegnanti, ma perché non arricchire la propria visione di se stessi con queste immagini? Trasmetterli agli allievi, vivere la materia che si insegna e renderla squillante per i giovani è una sfida che dovrebbe sempre capeggiare nella mente e nella programmazione degli insegnanti. Perché è questo compito che rende vivi, nella mia esperienza, i docenti, la materia e gli allievi stessi.

Anche la maga Circe che compare nel Canto X dell’Odissea (e maga sta per sacerdotessa che conosce le arti segrete della natura) è una straordinaria insegnante. Il suo modo di istruire è diverso, almeno all’inizio, da quello di Chirone, in quanto per imparare da lei bisogna riconoscere il suo potere e la sua diversità, senza averne paura. Cosa che i marinai di Ulisse non riescono a fare, e vengono tramutati in porci. Ulisse, con l’aiuto di Ermes, diviene immune alla magia trasformativa di Circe e può, una volta tenutane a bada la pericolosità, impararne i segreti. Di nuovo, come con Chirone, si tratta di insegnamenti che vengono impartiti grazie all’esperienza, al vivere a stretto contatto l’una con l’altro e sono segreti e insegnamenti legati al mondo naturale e istintivo. In questo regno si imparano i segreti che permettono poi di vivere e regnare anche nel mondo della ragione.

È questo il grande segreto che i due prototipi degli insegnanti ci comunicano. Proprio con questa mentalità si può e si deve affrontare il lavoro di docente. La messa in scena rituale che andiamo a presentare nella seconda parte è un esempio di come sia possibile farlo. Lo svolgimento di questo tipo di attività può essere facilmente programmato all’interno delle ore scolastiche che le scuole medie riservano alla conoscenza e allo studio della mitologia. E che le scuole superiori dedicano allo studio della filosofia. Si tratta di un’ottima occasione per rendere naturali e vive le storie che lette nell’antologia scolastica suonano vecchie e noiose. È l’occasione per le docenti e i docenti di diventare un po’ Chirone e un po’ Circe e trasportare gli studenti da un mondo interamente fattuale e nozionistico in un mondo fatato, in un incantesimo che diminuisce le distanze tra mondo mentale, mondo emotivo e mondo fisico, ricreando quella atmosfera silvana e boschiva in cui Circe e Chirone formano i futuri Re, i futuri Eroi e le future Eroine, le future Maghe.

Consideriamo ora come raggiungere questo risultato. Se avete bisogno di aiuto e di suggerimenti trovate maggiori dettagli nell’Appendice.”

Tratto da: Andreas Barella, “Adolescenza, il Giardino Nascosto,” Casa Editrice Ericlea. Si ringrazia l’editore per il permesso di pubblicare l’estratto. Maggiori informazioni sul volume.

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Appesi alla luna – Una scuola di vita – Il centauro Chirone

Appesi alla luna – Una scuola di vita – Il centauro Chirone
Appesi alla luna – Una scuola di vita – Il centauro Chirone

Una scuola di vita – Appesi alla luna – lunedì 12 marzo 2018

Il maestro e scrittore Franco Lorenzoni ha detto che la scuola deve essere migliore della società altrimenti a cosa serve? La scuola ticinese questa cosa l’ha capita, anche perché è da sempre al centro di una riflessione costante da parte dei docenti, delle direzioni, dei genitori e degli allievi, del DECS (Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport) per continuare a rinnovarsi e a migliorarsi.

Nel salotto di Appesi alla luna, coordinati da Isabella Visetti, ci ritroviamo a parlare di un’esperienza didattica interessante, “La scuola al centro del villaggio” promossa alla Scuola Professionale Artigianale Industriale (SPAI) di Locarno, ma discorreremo anche di adolescenti, di mitologia dell’insegnamento, di piccole azioni etiche e di utopie minimaliste. In un periodo in cui tutto scorre in fretta ci porremo la domanda se sia possibile coniugare i tempi lunghi della formazione dei ragazzi con l’insegnamento di nozioni di base come la creazione di ideali, la voglia di comunità, la pratica della solidarietà e l’aprirsi della scuola alla società che la circonda e al mondo.

Andreas Barella (de La Voce delle Muse) ne parla con Isabella Medici Arrigoni, team leader ufficio Svizzera italiana di Helvetas, con Lorenzo Scascighini, docente di italiano e di cultura generale alla SPAI di Locarno, promotore del progetto “La scuola al centro del villaggio”,e i suoi due allievi Reto Gelshorn e Nicola Franceschini.

Andreas narra del ruolo mitologico degli insegnanti, parlando del Centauro Chirone. Avrebbe voluto parlare anche della Maga Circe e del dio Prometeo, ma non c’è stato tempo. Le descrizioni degli archetipi degli insegnanti sono tratti dal libro “Adolescenza, il giardino nascosto,” edito da Ericlea nel 2010.  Maggiori informazioni sul volume.

Prima parte della trasmissione. Seconda parte della trasmissione.

Leggi di più sul Centauro Chirone e sulla Maga Circe.

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